lunedì 28 novembre 2011

FIGLIO


"Figlio" si chiama questa poesia, è datata ma oggi che un figlio è qui che mi dorme addosso l'ho ripescata, per ricordare quel periodo e perchè a far fatica sono in tanti e non c'è un cazzo di cui avere vergogna ma occorre aprirsi perchè restar soli è sempre il rischio più grosso...


Forse mai

Forse futuro

Ma oggi ti cullo tra le mie braccia,
speranza e illusione
figlio della donna che amo
Madre della mia attesa

S.C.

domenica 27 novembre 2011

Poesia

Altro io sono
Prossimo, Vicino, Contiguo
eppure Altro.


Contatto o Distacco
pelle su pelle 
barriere
di tutto o di vuoto niente

Sempre Altro
Unico, Singolo, Originale
così il mondo di alterità ricco
che cerca il mio essere Altro
e Altro da me.

lunedì 21 novembre 2011

Buongiorno Simone!

Fiocco (nero)azzurro in casa Anni '10
Sergio è diventato papà ...
...e Chicca è diventata mamma!


Bambino,
se trovi l'aquilone della tua fantasia
legalo con l'intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
e portino la pace ovunque
e l'ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell'acqua del sentimento

A. Merini

giovedì 3 novembre 2011

ricordi



Se ne era andato in una primavera di tanti anni fa, portato via dall’incoscienza e dalla paura vigliacca di chi invece avrebbe dovuto prendersi cura di lui. Dei quattro era il fratello maggiore, ma fu l’unico a conservare intatto il soprannome di quando era bambino. La storia triste di un padre scappato aveva fatto sì che sua madre scegliesse per lui il collegio nell’illusoria speranza di vederlo crescere ben nutrito e studioso. E non se lo perdonò mai da quando glielo fecero vedere morente nella sua stanzina del collegio di Casteggio. Forse solo chi ha conosciuto il dolore per la perdita di un figlio può sentire gli echi di quella sofferenza lontana e può immaginare la cura con cui quella madre piegò il vestitino della sua prima comunione e  lo portò con se come amarissimo ricordo per tutta la vita. E con quella vestina una ciocca di capelli come a volersi legare per sempre a quel dolore.
E fu invero così, il nome di quel figlio perduto tornava spesso sulle sua labbra con rabbia e dolore fino agli ultimi tempi quando si perse nei sentieri della mente tornando ella stessa bambina a desiderare l’abbraccio di una mamma.
Ora anche lei se ne è andata, e mi piace pensare che, se davvero esiste un posto in cui ci ritroveremo tutti un giorno quando avremo estinto il nostro debito con la carne, lei lo abbia incontrato là. Li immagino corrersi incontro, lei con i capelli cotonati e le gonne lunghe di una bella donna degli anni Cinquanta senza più tristezza e dolore negli occhi, lui con il sorriso sbarazzino di un bimbo di dieci anni che da tanto, troppo tempo altro non desidera che riabbracciare la sua mamma.

domenica 30 ottobre 2011

Giuseppina


I ricordi familiari a me piacciono, forse perché hanno a che fare con il racconto e con le radici.

Il piacere del racconto mi porta a riascoltare volentieri anche lo stesso episodio perché ogni volta è una nuova volta.
Le radici invece sono da ricercare, prima che ci cerchino loro all’improvviso.


E’ per questo che oggi scrivo di Giuseppina.

Giuseppina stamattina penso a te, curioso della voce che c’avevi.
Giuseppina nei ricordi sei dentro a tanta luce.
Giuseppina che dolcezza in quel ritratto.
Giuseppina e i tuoi figli che non sono d’accordo su niente tranne quando parlano di te.
Giuseppina che era povera e non l’hai mai dimenticato.
Giuseppina e le dame di carità e la San Vincenzo.
Giuseppina e una casa che accoglieva tutti.
Giuseppina immagino i tuoi abiti preziosi e sobri.
Giuseppina che regala una capretta ai poveri, o era una pecorella?
Giuseppina che strano pensarti femmina con Guido.
Giuseppina e il the con le amiche.
Giuseppina e i primi nipoti, intravisti.
Giuseppina quei tre figli maschi che bisogno di te hanno sempre avuto!
Giuseppina e le tue due femmine così stravaganti e uniche.
Giuseppina e quel male incurabile.
Giuseppina col sorriso dentro al dolore.
Giuseppina che smarrimento nei saluti.
Giuseppina c’erano tutti.
Giuseppina e una casa senza più pavimenti.
Giuseppina quante cose ti sei portata via!
Giuseppina e il piccolo FiorenTino mandato in collegio.
Giuseppina l’insostituibile.
Giuseppina ti vedo passeggiare nel borgo, cerco i tuoi passi e li seguo.
Giuseppina e la convinzione di noi giovani che non potevi essere perfetta ma guai a pensarlo…
Giuseppina oggi che diresti a noi?
Giuseppina nei racconti compari sempre per pochi istanti ma è la tua presenza a renderli unici!
Giuseppina, nonna Pina sei la nostalgia di qualcosa che non ho mai vissuto, non mi hai mai tenuto in braccio avvolto in quelle coperte di lana che nelle foto sono sempre intorno ai neonati.

martedì 4 ottobre 2011

NO alla LEGGE BAVAGLIO!


Inaccettabile e vergognosa legge ad puttanas (ops ad personam) per evitare sgradevoli commenti circa la vita sessuale del nostro inaccettabile e vergognoso premier.

ANNI'10 NON CI STA!

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Articolo 27
«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore».

venerdì 30 settembre 2011

Censimento di un fallimento?

Oggi è arrivato il modulo del censimento, sono triste.
Dieci anni fa, avevo vent’anni, ero studente e facevo il rilevatore. Le vecchine mi scambiavano per “billallà” quello delle torri gemelle (chissà quante di loro a questo giro non verranno più censite).
Dieci anni fa credevo di avere il mondo in mano, pensavo avrei fatto grandi cose della mia vita e con una certa curiosità mi domandavo dove sarei stato e cosa sarei diventato quando ci sarebbe stato il nuovo censimento (ricordo ancora entrando in casa di una coppia di architetti affermati la chiacchierata su come erano stati a loro volta rilevatori anni prima).
Oggi mi misuro con il fallimento, mio di certo, e forse della mia generazione. Sono ancora qui, non ricordo nemmeno più quando ho smesso di sognare qualcosa di diverso, se mi fossi svegliato in tempo forse avrei fatto il rilevatore anche questa volta, e così avrei avuto chiaro come dieci anni siano passati senza far rumore.