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sabato 3 dicembre 2011

Cara Santa Lucia

 A Bergamo i bimbi stanno vivendo il loro periodo preferito, quello dell'attesa del 13 Dicembre giorno di Santa Lucia.
Perchè noi altri prealpini (con buona pace di chi si autodefinisce Padano...) festeggiamo questa ricorrenza?

Ho trovato questo...

A Bergamo il culto di Santa Lucia risale a molto lontano, nel 1337(D. Calvi, III, 404) scrive che fu posta presso le mura fuori della cinta della città verso Broseta, la prima pietra della chiesa e del convento che venne denominato con il nome di S. Lucia Vecchia, perché le monache che qui abitavano nel 1586 si trasferirono nel convento di S Agata in Prato, nel luogo ove sorge ora il palazzo Frizzoni.
Prima della soppressione, avvenuta verso la fine del secolo XVIII. si celebrava la festa con grande solennità' il 13 dicembre di ogni anno, e vi si teneva una fiera di cui è rimasta una labile immagine, in quella che sì tiene in particolari circostanze vicino alla chiesa dello Spasimo, dove normalmente si celebra la festa di S. Lucia.

È una delle più belle tradizioni della Bergamasca: nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, la Santa si incarichi di distribuire doni ai fanciulli.

Un secolo fa A.Tiraboschi (cfr. Manoscritto, Festività Bergamasche) cosi scriveva: 
"Chi di noi non ricorda con piacere quel tempo in cui alla sera della vigilia del giorno di S.Lucia eravamo condotti dai nostri parenti a vedere quelle due lunghe grandi fila di banchette ricoperte di dolci, di mille maniere, e fra sacchi ricolmi di noci e di castagne affumicate?... Mi reco a passeggiare tra quei banchetti che, coi loro vari paramenti e con i loro tendoni illuminati di sotto producono un bellissimo effetto: mi fermo davanti a quei sacchi di noci e dì castagne, in mezzo ai quali è conficcata una candela, e mi diverto a sentire i vari inviti che dai venditori si indirizzano ai presenti: "I e ché i bei biligòcc de la Alota" (Eccoli qui i saporiti "vecchioni" di Vallalta).

Ancora oggi i nostri bambini si coricano presto la sera della vigilia sognando i doni che loro porterà S.Lucia e si addormentano canterellando: "Santa Löséa Mama méa / Co' la borsa del papà / Santa Löséa la rierà" (Santa Lucia mamma mia / con la borsa del papà / santa Lucia verrà), o ancora quella meno smaliziata:
"Santa Löséa, mama méa
met ü regal in da scarpa méa
se la mama no 'la met
Al resta ot ol me scarpet".
Santa Lucia, mamma mia,
metti un regalo nella mia scarpa,
se la mamma non lo mette,
restan vuote le mie scarpette.
Ai bimbi la leggenda popolare ha colorito di poesia, la notte di S.Lucia; la Santa scende con un asinello a distribuire i doni ai bimbi buoni. 
Bisogna far trovare sotto la cappa del camino, da cui discende, della paglia per nutrire l'asinello, e poi chiudere presto gli occhi curiosi al sonno, perché la Santa non vuol farsi scorgere.
Alcuni dicono che ai bimbi disubbidienti, ancora svegli per cercare di vederla, S.Lucia getta cenere negli occhi e passa oltre senza lasciare doni.
La notte del 12 dicembre vi è ancora l'usanza di appendere da parte dei bambini, alle finestre dei mazzetti di carote per ingolosire l'asinello di S. Lucia, ed invogliarla a lasciare più doni ai bambini. 
Altro uso antico era mettere fuori dalla finestra uno zoccolo di legno chiuso davanti con dentro un po' di crusca per l'asinello ed un bicchiere di legno pieno d'acqua per dissetare Santa Lucia. Accanto a tutto ciò veniva posto un lumino acceso per illuminare la finestra per indicare la presenza di bambini. La mattina, si apriva la finestra e si trovava ben poco: pastefrolle, caldarroste, carrube, castagne bollite, noci, nocciole, arachidi, cachi, mandarini, fichi secchi e croccanti fatti in casa con nocciole, acqua e zucchero, sandaletti, scarpe, oppure maglioni e calze pesanti di lana necessarie per l'inverno.
I regali per le bambine erano di solito bambole in legno o in pezza fatte dalla nonna; i bambini trovavano giocattoli di legno (cavallini, carriole, trenini, fucili), biglie e fionde.
Nel periodo fascista, il capo del governo Mussolini faceva giungere a nome di Santa Lucia dei pacchi dono con abiti, zoccoli e caramelle.

Le letterine alla santa

Vi è pure la tradizione che il 13 dicembre sia posto un cesto per la raccolta delle letterine, ai piedi della Santa nella chiesa di via XX settembre, chiamata ufficialmente dello "Spasimo", per la statua lignea dell'Addolorata.
Si scrive la lettera e la si porta direttamente all'indirizzo terrestre della Santa.
Molti piccoli con la crisi attuale hanno pensato bene di dare una mano alla Santa aggiungendo nella busta insieme alla letterina, i loro risparmi.
Per lo più sono lettere pratiche che vanno al sodo, che raramente si ricordano di dire "per favore", altre sono gentili e piene di promesse. Qualcuno con spirito materiale indica il proprio numero di telefono, e conclude "Gradirei che tutti i bambini, fossero felici e contenti".


Amici, ma soprattutto Amiche di Anni'10, aspettiamo le vostre letterine con quanto desiderate ricevere dalla Santa per voi, i vostri cari e magari per gli altri abitanti di questo pazzo, pazzo mondo!
PRONTI??


 

lunedì 28 novembre 2011

FIGLIO


"Figlio" si chiama questa poesia, è datata ma oggi che un figlio è qui che mi dorme addosso l'ho ripescata, per ricordare quel periodo e perchè a far fatica sono in tanti e non c'è un cazzo di cui avere vergogna ma occorre aprirsi perchè restar soli è sempre il rischio più grosso...


Forse mai

Forse futuro

Ma oggi ti cullo tra le mie braccia,
speranza e illusione
figlio della donna che amo
Madre della mia attesa

S.C.

domenica 30 ottobre 2011

Giuseppina


I ricordi familiari a me piacciono, forse perché hanno a che fare con il racconto e con le radici.

Il piacere del racconto mi porta a riascoltare volentieri anche lo stesso episodio perché ogni volta è una nuova volta.
Le radici invece sono da ricercare, prima che ci cerchino loro all’improvviso.


E’ per questo che oggi scrivo di Giuseppina.

Giuseppina stamattina penso a te, curioso della voce che c’avevi.
Giuseppina nei ricordi sei dentro a tanta luce.
Giuseppina che dolcezza in quel ritratto.
Giuseppina e i tuoi figli che non sono d’accordo su niente tranne quando parlano di te.
Giuseppina che era povera e non l’hai mai dimenticato.
Giuseppina e le dame di carità e la San Vincenzo.
Giuseppina e una casa che accoglieva tutti.
Giuseppina immagino i tuoi abiti preziosi e sobri.
Giuseppina che regala una capretta ai poveri, o era una pecorella?
Giuseppina che strano pensarti femmina con Guido.
Giuseppina e il the con le amiche.
Giuseppina e i primi nipoti, intravisti.
Giuseppina quei tre figli maschi che bisogno di te hanno sempre avuto!
Giuseppina e le tue due femmine così stravaganti e uniche.
Giuseppina e quel male incurabile.
Giuseppina col sorriso dentro al dolore.
Giuseppina che smarrimento nei saluti.
Giuseppina c’erano tutti.
Giuseppina e una casa senza più pavimenti.
Giuseppina quante cose ti sei portata via!
Giuseppina e il piccolo FiorenTino mandato in collegio.
Giuseppina l’insostituibile.
Giuseppina ti vedo passeggiare nel borgo, cerco i tuoi passi e li seguo.
Giuseppina e la convinzione di noi giovani che non potevi essere perfetta ma guai a pensarlo…
Giuseppina oggi che diresti a noi?
Giuseppina nei racconti compari sempre per pochi istanti ma è la tua presenza a renderli unici!
Giuseppina, nonna Pina sei la nostalgia di qualcosa che non ho mai vissuto, non mi hai mai tenuto in braccio avvolto in quelle coperte di lana che nelle foto sono sempre intorno ai neonati.

domenica 4 settembre 2011

Piccolo Post Settembrino


 













Piccolo Post aiutaci tu:

si ricomincia tutto, anche Anni’10 esce dal letargo agostano con mille propositi e qualche idea che oggi sembra geniale per darci la forza di dimenticare l’estate…

Piccolo post,

fa che riusciamo a riascoltare quelle sveglie malefiche

che tornare nel traffico non sarà come morire

che il capo non ci sembrerà un mostro a tre teste

che non ci venga il vomito ad aprire la casella di posta con 1234 messaggi da leggere

Dai Piccolo Post corri qui e salvaci da questa crisi che dicono economica ma è sempre più dell’umano

Restituiscici il gelato in riva al mare e la birretta notturna,

la voglia di incontrare gli altri solo per il gusto di farlo.

Accarezzaci i capelli come una nonna antica prima di uscire di casa,

preparaci il piatto preferito per quando torniamo a casa…


grazie Piccolo Post settembrino…

mercoledì 20 luglio 2011

Carlo




Ho letto di te
Oggi
Sei anni (ormai son Dieci..)  che ti ho visto
Ucciso

non riesco a non pensarti,

voglia tanta
di sentire la tua voce
ligure
due chiacchiere con te
la pace
resistenza
il Genoa in serie A

Ora è tardi

Ho sonno
Di sogni in cui
Tu sei tu
Io non ti conosco
Ma sono libero
Di tutto il male che ti ha ucciso
Più dello sparo schiavo
E ignorante

venerdì 1 luglio 2011

"Un Anno di… UmoriParoleSuoni” a SOULKITCHEN

Umori in musica nasce dalla relazione tra i racconti di Sergio Cortesi, autore di UMORI (il sole di tutti 2007) e la musica dei grandi cantautori Italiani: Guccini, Vecchioni, Dalla, Vasco Rossi, Ligabue, De Gregori, Venditti, De Andrè...


Torna la caldazza e noi torniamo al parco...e vi portiamo un anno di incontri emozioni e ovviamente di Musica e Parole, con qualche volto nuovo da scoprire!
 
Domenica 10 Luglio 2011 ore 21
PARCO SANT’AGOSTINO
BERGAMO ALTA

Musica e Racconti con i PoCo
Marco –CantantPoco- Parisi 
 Chitarra e Voce
Sergio -NarratorPoco- Cortesi
Parolaio
Paolo -MastroPoco- Bettinelli 
 Percussioni - Fisarmonica
Giorgio –TranquiPoco- Signorelli
 Basso
Paolo -NuovoPoco-Locatelli 
 Tastiere
Gabriele –l’UmilPoco- Gennaro
 Chitarre


mercoledì 22 giugno 2011

GLI AMICI DEGLI AMICI



Gli amici del mafioso non vogliono i teroni
Gli amici del duro nella mutanda non voglion secessioni
Gli amici della secessione c’hanno amici anche nelle processioni
Gli amici nazionalisti sono al tavolo con quelli che davanti alla bandiera si levano i calzoni

Gli amici degli amici c’han tutti la poltrona

C’è quello che fa il saluto romano poi pensa che tiene famiglia e si fa lo psiconano
C’è quello che la vita la difende nei talk show poi applaude la guerra dell’ubriacone americano
C’è quello che ieri era radicale e oggi porta la voce alla destra come se fosse sano
C’è quello che è stato comunista, scrive poesie e sembra Boldi ma c’ha un sorriso strano

Gli amici degli amici c’han tutti la poltrona

Ho sentito dire ancora di comunisti che mangiano i bambini
Ho sentito dire che a uscire dalla crisi siam stati i primi
Ho sentito dire che la televisioni e i giornali reman contro ai padroni
Ho sentito dire che a non votare lui siam tutti un po’ coglioni

Gli amici degli amici c’han tutti la poltrona

Ho accesso la tv, ho spento l’audio, sembravan tutti deficente
Ho messo l’audio alla tv e ho tolto sembrare dalla frase precedente
Ho pensato a quando ancora faceva impatto autorevole la parola presidente
Ho iniziato a pensare a chi fa di tutto per non sentirsi perdente

Gli amici degli amici c’han tutti la poltrona

Ma poi mi sono stancato e ho preso la moto
Bisogno di aria per non sentirmi vuoto

Ma poi mi sono stancato e ho incontrato una bambina
Che ho sorriso come non facevo da prima

Ma poi mi sono stancato e ho pensato ai tuoi sguardi
E ai nostri traguardi

Ma poi mi sono stancato e ho ascoltato un mio respiro
E ho capito di essere vivo


Gli amici degli amici c’han tutti la poltrona, han fame di potere non guardano in faccia a nessuno

Ma io è a loro che non voglio più pensare, si fottano uno ad uno!

sabato 23 aprile 2011

Pasqua....


 Buona Pasqua a tutti, con questo testo immenso che vogliamo regalarvi oggi perchè sappiamo che non vale solo per l'oggi...

Nostra Signora dell'Ipocrisia
Francesco Guccini

Alla fine della baldoria c'era nell' aria un silenzio strano,
qualcuno ragliava con meno boria e qualcun altro grugniva piano;
alle sfilate degli stilisti si trasgrediva con meno allegria
ed in quei visi sazi e stravisti pulsava un' ombra di malattia.
Un artigiano di scoop forzati scrisse che Weimar già si scorgeva
e fra biscotti sponsorizzati videro un anchorman che piangeva
e poi la nebbia discese a banchi ed il barometro segnò tempesta,
ci risvegliammo più vecchi e stanchi, amaro in bocca, cerchio alla testa...

Il mercoledì delle Ceneri ci confessarono bene o male
che la festa era ormai finita e ormai lontano il carnevale
e proclamarono penitenza e in giro andarono col cilicio
ruttando austeri: "Ci vuol pazienza! Siempre adelante ma con juicio!"
E fecero voti con faccia scaltra a Nostra Signora dell' Ipocrisia
perchè una mano lavasse l' altra, tutti colpevoli e così sia!
E minacciosi ed un po' pregando, incenso sparsero al loro Dio,
sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io...

La domenica di Mezza Quaresima fu processione di etere di Stato
dai puttanieri a diversi pollici dai furbi del " chi ha dato ha dato "
ed echeggiarono tutte le sere, come rintocchi schioccanti a morto,
amen, mea culpa e miserere, ma neanche un cane che sia risorto
e i cavalieri di tigri a ore e i trombettieri senza ritegno
inamidarono un nuovo pudore, misero a lucido un nuovo sdegno:
si andò alle prime con casto lusso e i quiz pagarono sobri milioni
e in pubblico si linciò il riflusso per farci ridiventare buoni...

Così domenica dopo domenica fu una stagione davvero cupa,
quel lungo mese della quaresima, rise la iena, ululò la lupa,
stelle comete ed altri prodigi facilitarono le conversioni,
mulini bianchi tornaron grigi, candidi agnelli certi ex-leoni.
Soltanto i pochi che si incazzarono dissero che era l' usato passo
fatto dai soliti che ci marciavano per poi rimetterlo sempre là, in basso!
Poi tutto tacque, vinse ragione, si placò il cielo, si posò il mare,
solo qualcuno in resurrezione, piano, in silenzio, tornò a pensare...


ecco  il  video...






mercoledì 20 aprile 2011

Tra Pubblico e Privato

Posto il mio intervento di ieri alla giornata di studi orgaqnizzata da ISREC e Circolo Gramsci di Bergamo: "Luigi Cortesi. Il percorso di un intellettuale militante"




Nel seme al vento afferri la fortuna,
al rosso saggio chiedi i tuoi perchè,
vorresti alzarti in cielo a urlare chi sei tu,
ma il tempo passa e non ritorna più...

C’è questa pagina bianca che mi fissa da un po’ e che vorrei riempire.
C’è questa strana sensazione di sostare tra pubblico e privato.

Non voglio lasciarmi andare ai ricordi familiari qui davanti a tutti questi storici, ci mancherebbe!
Ma nemmeno posso mettermi qui a tracciare un profilo intellettuale a chi in questo lo conosceva meglio di me.

I casi sono due, o vado là dagli storici e gli dico che alla fine non ho preparato nulla o salgo e vado a braccio.
No, a braccio no. Parlare in pubblico sono anche abituato ma qui l’emozione potrebbe averla vinta facilmente.

E nemmeno  andare dagli storici così senza niente non mi sembra carino.
Anche perché sono io che gli ho detto che avrei parlato.

Eccomi sto nel mezzo tra pubblico e privato.

A pensarci tra pubblico e privato il mio zio ha ballato mica male:
impossibile non chiedergli a cosa si stava dedicando non pensando che era come chiedergli Come stai?

Stava lì, con un pensiero dietro l’altro di ricerca della prossima ricerca e con quell’ansia serena di chi sa che possiamo innamorarci, fare figli, ridere e scherzare o anche incazzarci per le nostre cose ma che dobbiamo stare in guardia.
Non è un pensiero apocalittico il suo, è una preoccupazione assolutamente documentata.
Zio Gigi aveva le prove e ce le ha lasciate per aiutarci ad aprire gli occhi e a levarli da un’attualità che attualità dell’uomo e della sua condizione non è.

Tra pubblico e privato mi regalava i suoi libri scrivendoci “a Sergio nipote e amico”.

Tra pubblico e privato stava lì a richiamarti all’essenziale, a quelle benedette informazioni a cui abbiamo accesso limitato.

Sì, forse è meglio così, vado lì dagli storici e gli dico queste cose dello zio, cosa interessa a loro se in studio teneva uno stemma dell’Atalanta che gli avevo regalato da bambino?

Quello è solo un ricordo, gli altri me li coccolo io dopo a casa tranquillo mentre penso e ripenso ad un uomo che ha messo la sua storia dentro “la storia”.

Che emozione pensare che ci sono anche pezzetti di me, insieme ai tanti che lo hanno stimato o amato.
Che bello poter dire che mi manca qui davanti a questi storici sapendo bene che capita anche a loro…




martedì 29 marzo 2011

Pacifista anche oggi!

 
Pacifista.
Io sono pacifista anche ora e qui, affacciato su un mediterraneo che sembra scoppiare…

Non sono pacifista quando siamo in pace, sono pacifista ora che siamo in guerra.
Ora? Ma non siamo sempre in guerra?
Ho 34 anni, due guerre del golfo più Kosovo, Afghanistan, ora Libia e domani??

Sono nato che non c’era la pace, la guerra era fredda e siam cresciuti con l’idea che il mondo è sempre diviso in 2. Ora la guerra è calda e le divisioni appaiono ancora più incontrollabili.
Eppure diciamo sempre che siamo noi i buoni.
La guerra è una scelta prima della Libia, prima di far dire “forse in questo caso massì interveniamo!”
La guerra è un investimento sfacciato in barba ai miliardi di persone che non mangiano, non bevono e sperano in noi, poveri illusi!
Effetti collaterali che nelle medicine di solito sono qualche corsetta in bagno e qui Vite, vite di gente che va alla guerra magari per sposarsi o comprarsi una casa o di altra gente non in sintonia con bombe intelligenti. Ma chi le ha definite così? Il neurologo di Ferrara?

Vado a braccio e sono offeso.
Vado a braccio perché sento guerrafondai patentati portare argomentazioni che ieri l’altro, dette da un pacifista, diventavano motivo di scherno.

Pacifismo è un atteggiamento, una scelta, un ribadire che NON VA BENE, non va mai bene.
Non voglio essere trascinato su questo piano della situazione irreparabile quando la politica mondiale si arrabatta tutto il tempo su traffici che nemmeno abbiamo idea pur sapendo esattamente che a Clinton gli piace il sesso orale e a quell’altro raccontare barzellette a minorenni retribuite da altri per spogliarsi dinnanzi a lui(versione del suo avvocato).
MADDAI.
Sembra che il pacifismo sia una scelta da fare il giorno tale all’ora tale e così perde di senso.
Per me Pacifismo significa cancellare D’alema e soci per il Kosovo e far fatica a non affrontarli a muso duro quando si mischiano nelle manifestazioni della pace.
Pacifismo non è essere buoni ma sapere quali sono le condizioni che avvicinano al conflitto perché le capirebbe chiunque e poi il conflitto puzza ben prima di esplodere, i rumori dei suoi passi son ben forti anche prima delle bombe.

Ci trattano da verginelle, gente dai grandi ideali irrealizzabili ma ci sono migliaia di associazioni, gruppi, pubblicazioni che tengono vivo sempre l’interesse verso un mondo il cui equilibrio deve interessare sempre tutti.
Verginella è chi si sveglia oggi a dire “ah però che casino!!”.
Ovviamente non mi riferisco ai tanti che la pensano come Michele in modo sinceramente combattuto ma ai nostri Mass-media che in questi frangenti mostrano sempre il loro volto più sgradevole, ma tranquilli non fate il giro a cercare lineamenti gradevoli ed umani perché non li troverete nemmeno a farci i Kilometri!

Questo blog esiste per parlare di queste cose senza paura di avere un’opinione perché le opinioni non ci riduciamo sempre a doverle comprare.

Pacifista anche oggi e, prendendo a prestito il motto delle splendide donne in piazza, Se non Ora quando?? Se non ora la Pace, quante guerre ancora?

S.

giovedì 17 marzo 2011

Condominio 150esimo

E’ un condominio in stile classico che si erge tra il verde.
Da lì i suoi tantissimi abitanti possono godersi il mare come i monti. Per non dire dei monumenti di un passato unico.

Si discute tanto nel palazzo, le riunioni condominiali non sono esenti da atti di violenza dai quali tutti poi devono in fretta prendere le distanze, a volte con dispiacere, a volte con disgusto, a volte perché non possono proprio farne a meno.
Di capiscala ne son passati molti, ognuno di loro ha avuto consensi e aspre critiche, ai piani bassi l’impressione è che si cambi spesso con grande attenzione a non cambiare mai la rotta.
L’attuale amministratore giura di amare il palazzo più della sua vita ma è di quest’ultima che si deve occupare perché gli affari (i suoi!) vanno bene ma il comune lo marca stretto per la sua condotta al limite della decenza. Per fortuna sua e dei suoi amici il giornale del paese è suo ed è sempre disponibile a spiegare ai condomini che sono gli altri i cattivi o che comunque non han capito.
Ma il condominio non è solo questo.
Il condominio ha una lunga storia e si racconta che in passato molti altri amministratori son stati qui per imparare come si fa a vivere insieme e mandare avanti la baracca con regole ammirate e prese ad esempio.
Ad oggi con gli altri condomini c’è uno strano rapporto: gli amici dell’amministratore che un tempo lo trattavano come un delinquente e ora lo spalleggiano non vogliono intrusi che non siano benestanti e che arrivino con sacche di denari da spartire poi come viene al momento.
Non gli viene mai il dubbio che da fuori possano arrivare persone che rendano il palazzo più vivo, magari più giovane (la media delle età è ormai da casa di riposo…).
Purtroppo chi dovrebbe aiutare il palazzo a crescere nell’accoglienza e nel pensiero non si mette d’accordo, e si occupa più volentieri dei guai dell’amministratore e dei ruoli di caposcala

Oggi è il 150esimo anniversario da quando gli abitanti si riunirono per vivere insieme, ognuno con la sua piccola targhetta col cognome a dire che è lì che abita.

Ne hanno passate tante, fra lucide pazzie e pazze stupidaggini ma anche imprese, film, scoperte, abbracci consolatori e sinceri e poi strette di mano false e traditrici
e ancora gioia macerie ricostruzioni canzoni e opere d’arte e piazze e bandiere e…

Oggi si festeggia dunque, qualcuno ci crede e qualche bandiera la si vede sui terrazzi.
Qualcuno non l’ha messa perché non capisce, qualcuno perché non vuole e si sente libero di non rappresentare tutti ma solo chi oggi gli fa comodo.
E’una scelta che puzza di ignoranza.
Ma il condominio c’era prima, oggi festeggia e deve sopportare e prima o poi…




sabato 5 marzo 2011

PerCome "Anni 10"

Dei perché ha già scritto Michele, anzi il Michele perché a Bergamo si mette l’articolo davanti ai nomi.  Provo allora a dire i “perCome” di questo Blog. “Anni ‘10” prova a stare nell’oggi non trascurando l’ieri e forse anche questo lo ha già scritto Michele… Ci proviamo comunicando quello che oggi ci accade sporcandoci le mani con quelle che sono le nostre idee e soprattutto le nostre condizioni di ometti trentenni (mese più mese meno!!) in questo decennio. Abbiamo nostalgie, a volte esagerate, ma questo riferimento al ‘900 non ne fa parte, è semplicemente un confronto continuo per comprenderci dentro questo secolo così giovane nelle sue già molte stanchezze. Scrivo difficile, ma dei due mi candido ad essere la pancia di Anni ’10, di scrivere e buttare su di getto perché è sacro il diritto che abbiamo tutti di dire cosa sta succedendo. Non posso scrivere che non parleremo di politica, ci è impossibile, è una delle passioni che accomuna me e Michele, ma nessuno si aspetti che ci preoccupiamo degli affari di questo o quel governante di questo o quel partito (…esistono ancora??). Siamo di Sinistra se vi piacciono le etichette ma se oggi, 5 Marzo 2011, sapete cosa vuol dire Sinistra, scriveteci subito una mail! Gli altri “perCome” sono da costruire, magari insieme a chi di voi ne avrà voglia e tempo. Di recente ho scritto una cosa che si chiama “Non LasciamoCi Soli”: ecco, forse anche un secolo nuovo se guardato insieme non fa poi così paura!
Buon Viaggio Anni 10!